
Sono interessato a comprendere le possibilità di approfondire il sentire e il sapere attraverso la pratica della Meditazione di consapevolezza. Più in generale cerco di affrontare le questioni della conoscenza, della sofferenza e del senso di tutto questo.
La parte più teorica delle mie attuali ricerche riguarda la scienza (neurofenomenologia, epistemologia, biologia enattiva) e la filosofia comparata oriente-occidente. La parte più “vissuta” riguarda la frequentazione della strana e potente esperienza diretta di esistere “qui ed ora” o meglio “già qui”, come coltivata dalla tradizione contemplativa orientale e dalla filosofia e mistica occidentale. In questo, la scuola di meditazione a indirizzo buddhista zen non confessionale del Maestro Franco Bertossa, in cui mi sono formato, è riferimento illuminante.
In definitiva il punto in questione è: è possibile che la domanda sul senso del nostro esistere sperimentata nel corpo – in momenti di soprappensiero o tragici, o attraverso la meditazione, o esponendosi alla grande arte – sia vissuta in modo non patologico, tragico o nichilista, bensì trovi categorie culturali ed esistenziali che la accolgano e la trasformino in una via di consapevolezza?
Questo nucleo centrale è declinato in diverse linee di ricerca:
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